LA “PRESCRIZIONE”,FIGLIA DEL TEMPO O DELLA IPOCRISIA

LA “PRESCRIZIONE”, FIGLIA DEL TEMPO O DELLA IPOCRISIA?

Dopo le reiterate condanne dell’Europa per i tempi biblici dei processi penali italiani, il Legislatore opina di prolungare i tempi della "prescrizione", nell'illusione che detta morte annunciata ai maratoneti della Giustizia, indurrà l’apparato Giudiziario ad accelerare l’Obbligatoria Verifica Probatoria dei Fatti Sottoposti al Giudice dalle Obbligatorie Ipotesi di Accusa Formulate dagli Inquirenti di Stato (o più semplicemente: Pubblici Ministeri). Anche questa volta il Legislatore andrà deluso e continuerà a pregare per i circa 4000 processi penali che Giornalmente sprofondano nelle sabbie mobili della prescrizione. Per i non addetti ai lavori o per chi finge di esserlo, mi permetto di ricordare che il processo penale  “accusatorio”, vigente in Italia, demanda al giudicante la verifica della fondatezza o meno dell’ipotesi accusatoria formulate dai P.M. a carico dei prevenuti. Ciò premesso, se nel corso di tale percorso processuale matura la "prescrizione" (intesa come paletto temporale fissato dalla legge per la verifica probatoria delle accuse penali), al giudice è inibito il dovere di proseguire l’accertamento delle accuse sottopostegli e attuando la costituzionale “Presunzione d’Innocenza del Prevenuto”, è tenuto a dichiarare (con sentenza) il non luogo a procedere sulla citata verifica, per intervenuta prescrizione. Detta verifica interrotta, inibisce la possibilità di argomentare o insinuare se l'accusato è innocente o colpevole e pertanto è incivile e antigiuridico sostenere che per l'intervenuta prescrizione l'imputato è un mancato colpevole o uno sfortunato innocente. In definitiva (in uno Stato di Diritto come il nostro) si deve concludere che il processo penale (fulminato dalla prescrizione) è piombato nel buio e che nessuno può arrogarsi l’odiosa supponenza di interpretare quell’oscurità imposta dalla legge. Chi volesse muoversi in quel buio sarebbe soltanto un mancato "stregone" tuttavia, a riprova che la Giustizia ha un respiro umano, l’imputato, investito dall’inefficienza giudiziaria della “prescrizione”, ha comunque il diritto di rinunciare alla prescrizione per affidarsi al giudizio illuminato dell’Autorità Giudiziaria. Ai posteri l’ardua sentenza… agli “ipocriti la prescrizione”.

Quanto ai processi penali, soffocati da milioni di fogli scritti che potrebbero essere letti ed esaminati con cura intorno agli anni 2500, soltanto da un’improponibile “Commissione di anime giustamente eterne”, eletta, (ovviamente a tempo indeterminato) dal Consiglio S. della Magistratura, in alternativa, proporrei una mirata depenalizzazione.  

Con buona pace dell’'esercito di avvocati, dei numerosi giudici disseminati in siti non giudiziari, della folla di reati bagatellari, spremuti con cura in costosi e lunghi processi (tanto cari agli avvocati) e dolosamente sottratti al loro  celere destino di illeciti amministrativi…

Infine, proporrei di considerare che, in uno stato di diritto, sentenze concise e comprensibili (non i romanzi… giudiziari…) dovrebbero nobilitare la giustizia e non già la pretesa di voler  dimostrare che un filo può essere diviso in quattro, con un fiume di contorta ed inestricabile giurisprudenza, sciorinata, tra l'altro, "in nome di un popolo italiano", normalmente ignaro di quanto viene fatto in suo nome.

Romano Dolce.